Grazie

Grazie a tutti quelli che hanno fatto di sabato una ricca e interessante giornata di lavoro e di confronto!

A presto con aggiornamenti e nuovi appuntamenti

Laura e annaflavia

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ecco il programma per l’8 ottobre

Urban Center, 8 ottobre

Mattina, ore 10-13: Opendata: produzione, accessibilità e cittadinanza digitale

OpenBologna: introduzione
Annaflavia Bianchi
Laura Sartori

Azioni e obiettivi di cittadini, comuni e regioni

Matteo Lepore, Assessore Comune di Bologna
Fabio Malagnino, Torino Opengov: l’agenda digitale a Torino
Michele Vianello, Vega: Social network e P.A.
Massimo Fustini, Regione Emilia-Romagna, Piano telematico e nuovi diritti

Cosa sono e a cosa servono

Franco Sacerdotti, Business developer: Un bignami per gli Opendata
Renzo Davoli, Unibo, Open Data e Software Libero: due aspetti della stessa idea
Marzia Vaccari: Websemantica: Cercatrice di rete
Fabio Vitali, Unibo, Opendata: il supermarket dei dati con reparto rosticceria
Marco Trotta, Fondazione Ahref: Opendata e giornalismo di inchiesta

Discussione aperta

Pomeriggio, ore 14-17: scambio di esperienze fra città e fra comunità di cittadini (sperimentazioni) come alimentare l’utilizzo di dati resi accessibili, (esperienze in altre città)

Dimitri Tartari, Regione Emilia-Romagna, Come alimentare l’uso degli opendata
Marco Montanari, Labs Marconi: Esperienze opendata in Europa
Esteve Almirall e Laura Castellucci, Esade Barcelona: Il progetto europeo Opencities.
Katalyn Gallyas, Amsterdam Council

Gaspare Caliri, Snark – Space making: Design by data-sharing per il progettista
Clio Dosi, Epoca: Software per l’offerta sistematica di Opendata
Sergio Bonora, Labs Marconi: Una piattaforma per la gestione degli Opendata
Chiara Pezzi, Epoca: Open Data e mobile, esperienze dal mondo e idee di sviluppo

Discussione aperta

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Festival delle Libertà Digitali – 8 Ottobre – Bologna

Clicca per vedere il programma del festival delle libertà digitali a Bologna!
Locandina FDLD2011 Bologna

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8 ottobre – Urban Center – Bologna

Sabato 8 ottobre 2011 Ore 10-13 Urban center Bologna, Sala Borsa, piazza Nettuno 3 – Bologna

Seminario di OpenBologna su Opendata: perché, come, con chi, per chi

1. OpenBologna apre la discussione su cosa vogliamo dall’opendata e presenta proposte di lavoro – Intervengono: promotori e aderenti a OpenBologna

2. Rassegna di progetti esteri e italiani di opendata e opengov: approcci diversi e modello di collaborazione – Discussione con altre associazioni presenti e a distanza – Esade e Ayuntamento Barcelona, Amsterdam, e partecipanti al Festival delle Libertà digitali

3. Cosa sono gli opendata, a che cosa servono ai cittadini, alle imprese, alle associazioni

4. Che legame c’è fra opendata e fenomeni/problemi sociali come digital divide, einclusion, accesso-manipolazione-copertura dei dati

Sabato 8 ottobre 2011 Ore 14-17 Urban center Bologna, Sala Borsa, piazza Nettuno 3 – Bologna
Barcamp su Opendata: perché, come, con chi, per chi

Dibattito in connessione con altre associazioni su Opendata e OpenGov
L’obiettivo del barcamp è di ragionare insieme su riservatezza e privacy, regolamentazione dell’accesso, grado di elaborazione dei dati, modalità e formati di accesso ai dati.

L’invito è rivolto a tutti i firmatari dell’appello OpenBologna, e tutti i cittadini, associazioni, istituzioni, imprese interessati ad accedere e lavorare con dati pubblici per offrire servizi a terzi.

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Pisapia e l’agenda digitale

Pisapia è il primo sindaco che si attribuisce la delega all’Agenda Digitale.
E’ auspicabile un coordinamento tra varie città per invogliare anche altri sindaci a fare altrettanto.

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Anche le realtà più piccole si muovono

Matteucci: “Ecco le linee guida per Ravenna digitale”

mercoledì 08 giugno 2011

“Ho letto con interesse – afferma il Sindaco Fabrizio Matteucci – l’interessante intervento del professor Juan Carlos De Martin apparso stamane sul quotidiano La Stampa. Il professor De Martin invita i Sindaci neo eletti delle maggiori realtà italiane a dare un volto digitale alle loro città, sottolineando che non è solo una questione di cavi e di computer, ma di una diversa partecipazione dei cittadini alla vita della propria comunità.

Ravenna non è fra le città elencate. Nessuna realtà, piccola o grande, però può chiamarsi fuori. La rete è infatti l’infrastruttura immateriale attraverso la quale passa oggi gran parte della nostra vita, dal lavoro al tempo libero. E’ il luogo dove attingiamo, in tempo reale, buona parte delle nostre informazioni. E’ lo strumento di contatto più usato dai giovani.

Noi siamo sensibili a questo tema che abbiamo deciso di coniugare, in particolare, su due versanti.

Il primo è quello della semplificazione e della velocità.

Semplificare la vita dei cittadini e delle imprese è la filosofia di ‘Rapida’.

Dietro questo progetto c’è l’impegno del nostro Comune a rendere sempre più snelli gli iter burocratici e a ridurre i tempi di risposta ai cittadini e alle aziende.

C’è un percorso di revisione delle procedure, di risparmio delle montagne di carta che sommergono l’utente e rallentano il lavoro dell’Amministrazione.

L’altro versante è quello di internet alla portata di tutti, dei ravennati e dei numerosi ospiti che ogni anno visitano la nostra città. E’ questa la finalità fondamentale del progetto delle Oasi telematiche.

Le aree di piazza del Popolo, piazza Andrea Costa, piazza dell’Aquila, piazza Marsala, della stazione ferroviaria, di viale Farini, dei giardini Speyer, della Rocca Brancaleone, dei giardini pubblici sono coperte dai nuovi servizi informativi e di navigazione internet, previsti da questo progetto. Prossimamente saranno attive nuove oasi telematiche in piazza Garibaldi – Teatro, zona Dantesca e luoghi centrali di Marina di Ravenna, Porto Corsini, Casalborsetti e lido di Dante. Si tratta di un’iniziativa a costo zero per l’Amministrazione comunale che consente di dare copertura Wi-Fi alle principali piazze, zone monumentali, aree verdi pubbliche e punti di aggregazione in città e sulla costa. A progetto ultimato le ‘Oasi telematiche’ saranno in tutto 27. Poi siamo all’opera, per la parte che ci compete, che è soprattutto quella di sollecitare le compagnie delle telefonia mobile, per garantire la copertura dei collegamenti veloci alla rete nel 100 per cento del territorio comunale.

Infine l’alfabetizzazione informatica. Anche questo è un tema che seguiamo con attenzione perché è importante dare a tutti gli strumenti di conoscenza necessari per accedere alla rete.

Attraverso informatic@dulti over 55, avviato nel 2004, abbiamo messo in campo un progetto per consentire ad una larga parte di cittadini, altrimenti esclusa, di poter entrare in contatto con le nuove tecnologie e sfruttarne la potenzialità. In questi anni abbiamo formato una ventina di tutor over 55 per metterli in grado di potere aiutare i coetanei nell’apprendimento dell’utilizzo delle nuove tecnologie. I corsi hanno coinvolto una settantina di persone per un’età media attorno ai 62 anni. Stiamo lavorando per riprendere questo progetto in collaborazione con la Regione Emilia Romagna”.

http://ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=33&id_blog_post=45956

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Dare un volto digitale alla città
JUAN CARLOS DE MARTIN

I nuovi sindaci di città come Torino, Milano, Napoli e Bologna saranno i primi, almeno in Italia, a dover dedicare specifica attenzione a una nuova dimensione delle loro città. Oltre ad aspetti consueti la nuova leva di sindaci dovrà avere idee molto chiare in merito alla città digitale.

Chi, infatti, nel 2011 voglia assicurare sviluppo economico e civile ai propri cittadini deve assicurarsi come mai in precedenza che questi ultimi siano in grado di sfruttare in pieno i benefici del digitale, la tecnologia portante di questo secolo. Come? Innanzitutto capendo che la città digitale è molto più di una mera questione di cavi e di computer, per quanto l’infrastruttura sia importante, anzi cruciale. La città digitale infatti è, tanto per cominciare, fatta di cittadini a loro agio col digitale indipendentemente da età e classe sociale. Questo è senza dubbio l’obiettivo principale: perché senza cittadini digitali tutto il resto è in larga parte inutile. La città digitale sono poi cittadini e visitatori in grado di accedere alla Rete a casa come in albergo, in biblioteca come in piazza, grazie a un mix di iniziative pubbliche e private. La città digitale è servizi online, dall’anagrafe alla sanità, servizi particolarmente preziosi per chi fa fatica a muoversi o per chi lavora. La città digitale è servizi via Web alle imprese, particolarmente le piccole, sulle quali la burocrazia pesa di più. La città digitale è memoria e cultura rese disponibili online: un archivio storico digitale che ricordi a cittadini vecchi e nuovi le radici del loro vivere insieme; biblioteche civiche che si aprono alla Rete; cura di come la città viene rappresentata online, dai siti istituzionali a Wikipedia, da YouTube a Facebook, perché nell’età di Internet quella è l’unica città che la maggior parte del mondo vede. La città digitale è integrazione: con molti nuovi cittadini provenienti da altre culture, la Rete è opportunità di inserimento nella vita della città. La città digitale è partecipazione democratica: massima apertura e trasparenza da parte dell’amministrazione comunale, ma anche forme nuove di coinvolgimento della cittadinanza nel progettare il futuro comune e arrivare a scelte condivise. La città digitale è «open data», ovvero tutti i dati prodotti dalla macchina comunale resi disponibili online gratis affinché chiunque li possa usare per idee innovative, sia imprenditoriali sia civiche. Dati sui trasporti, sull’ambiente, sui rifiuti, sui parcheggi, sugli orari degli esercizi commerciali e molto altro ancora: la città digitale li libera tutti, lasciando spazio all’innovazione. La città digitale si dota di sensori, ovvero genera bit e poi li usa per ridurre i consumi, per migliorare i trasporti, per contenere la spesa, per abbattere l’inquinamento. La città digitale facilita la creazione dei migliori posti di lavoro del futuro, che, come raccontato di recente dalla rivista americana Wired, sono quasi tutti legati al mondo del digitale. Sapendo che per farlo non occorrono colate di cemento o capitali immensi, perché il digitale ha bisogno soprattutto di cervelli, di bit e di ambienti congeniali – inclusi spazi pubblici moderni, come la nuova biblioteca di Seattle o quella di Salt Lake City. La città digitale è quella che favorisce l’applicazione del digitale a tutti i settori produttivi, anche quelli apparentemente più lontani dai bit, come l’artigianato o la moda: lì risiedono prospettive di sviluppo importanti per l’Italia.

Insomma, cultura, infrastrutture, economia, alfabetizzazione, inclusione, democrazia, lavoro: la città digitale è trasversale, tocca tutte le attività. Ecco perché i nuovi sindaci farebbero bene a porsi subito l’obiettivo di definire un’ampia agenda digitale per le loro città. Identificando non solo azioni chiave e obiettivi concreti, su cui relazionare ogni anno alla cittadinanza, ma anche nominando un/una «chief digital officer» che mantenga la visione d’insieme, colga sinergie, identifichi ridondanze, si impegni per il rispetto degli obiettivi e dei tempi. Non sarà facile: in un recente rapporto dell’Università di Oxford, infatti, non c’era neanche una città italiana tra le prime 36 città più connesse al mondo. I nuovi sindaci hanno, però, una grande occasione: lavorando bene fin da subito potranno tra cinque anni dire agli elettori che la prima, vera città digitale d’Italia è proprio la loro. Contribuendo così non poco al rilancio dell’Italia nel suo complesso.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8828&ID_sezione&sezione

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